venerdì 27 gennaio 2012

Le mie parole
Le mie parole come fili
intrecciati
fra loro annodati

stracci

le mie parole in fila
invischiate nei concetti
lettere collegate

rete di ragno

lettere unite
le mie parole sensate
abusate.



Roberta 17 gen 2010
Pubblicato da roberta righi a 17:25 0 commenti
GIOVEDÌ 18 FEBBRAIO 2010
Ora
ora
adesso
qui
mi addosso
ora.



Roberta 03/02/2010
Ecco, è così che è nato. Te lo rimando,
questa è la giusta versione. Robbi
Filastrocca Paesana
In un paese non molto lontano
che di nome faceva Solignano
un giorno arrivò un grosso capitano.

Portava con se un bellissimo fagiano,
africano.
Aveva anche un grande pellicano,
indiano
e sulla spalla un elegante germano,
egiziano.

Atterò subito dopo un furioso uragano
in una pista tutta piena di pantano
con un enorme aeroplano
carico zeppo di grano.

Scese lentamente piano piano
stretto in una mano
aveva un melograno,
italiano
e nell’altra un banano,
nano.

Stanco, si sedette su un divano,
malsano
in compagnia di un ortolano,
paesano.

Passava di lì per caso altro villano,
di genere umano
che gli propose di mangiare parmigiano reggiano,
con zafferano.
Ma invano.


Ah! dimenticavo, mi chiamo Roldano.
STANOTTE
Sono qui nel mio letto. Guardo la luna alta e, sotto, le sagome degli alberi stagliarsi contro il cielo scuro. Sottofondo, dal grande parco, la voce delle cicale arriva, nonostante il rumore di giovani voci adulte sulle panchine dell’angolo riservato ai bimbi. Disturba gli occhi, che però osservano oltre, la cordicella della zanzariera che penzolante dondola appena sospinta dalla lieve brezza notturna. Mi culla il leggero toccarsi di lune e soli nello scacciapensieri appeso al lampadario.
Tornano così le immagini i suoni e i sapori di oggi. La gran pace nel bosco e sopra a tutto il falco lassù.... ero così piccola in quel momento, così piccola e fragile, se pur nascosta sotto le fronde, come preda facile per lui che, regale e maestoso, girava in tondo.
Ecco, finalmente ascolto tutta intera nel silenzio la voce della natura intorno alla casa. Si è fermata la brezza e le voci han taciuto.
Guardo la luna lassù, e se tolgo gli occhiali diventa più grande e si avvicina. E' un mezzo disco. Pare, se ti fermi ad osservarla, si sporga da dietro una tenda, e, facendo capolino col suo viso paffuto e pacioso, sorrida appena augurandomi la buona notte. Pare sia lì per me......... pare mi guardi e si schermisca ritrosa a mostrarsi bianca e lucente ad illuminare la notte.
Dolcemente il sonno sta arrivando. Il frinire delle cicale ha ripreso a riempire l’aria in sottofondo, così come il dolce tintinnio dello scacciapensieri e le voci si son fatte riudire leggere basse e quasi lontane.
E' ora di chiudere gli occhi. Anche la luna ormai se ne sta andando. Continua la sua passeggiata notturna, uscendo dal riquadro della mia finestra. Non è più per me, ormai. Ha cessato di parlarmi. Dalla pece del cielo solo un triangolino bianco lassù ancora mi fa l'occhiolino. Sorride biricchina e mi saluta.
E’, stanotte, la notte del primo giorno di agosto.

Roberta, 02 agosto 2010.

venerdì 5 febbraio 2010

martedì 12 gennaio 2010

Alienazione

Alienazione

Solita ora
Soliti gesti
Soliti passi
Soliti riti
Solita strada
Soliti tempi
Solite facce
Soliti odori
Soliti suoni
Solite mura
Solite porte
Solite cose
Solite luci
Solito posto
Solite parole
Solite frasi
E la solita voglia di cambiare tutto.


Roldano 6/12/06

lunedì 11 gennaio 2010

Al Noon (dialàt Sùmgnanees)

A ghèra na voolta un noon
C’àn n’era gnànc ancàra un noon.
Al steeva pàr dvintèrel,
l’era in ateesa e l’era emozionee.

So fiòla l’era in steet
e l’an saviiva briisa s’l’era un maasc o na fàmna.

Tot ig given
et ghèè la pànza a punta, lè una fàmna,
et ghèè la pànza rutònda, lè ed sicur un maasc.

Al noon al li lasèva diir,
lò l’era sicuur ed cùsa l’era
mo an n’al giiva a nisuun.

Par al noon, cla fòsa una fàmna
o cal fòsa un maasc,
l’era sool un èter eser umaan,
chèrna ed la soo chèrna.


Il Nonno(dialetto Solignanese)

C’era una volta un nonno
che non era ancora un nonno.
Stava per diventarlo,
era in attesa ed era emozionato.

Sua figlia era incinta
e non sapeva se era un maschio o una femmina.

Tutti le dicevano
hai la pancia a punta, è una femmina,
hai la pancia tonda, è di sicuro un maschio.

Il nonno li lasciava dire,
lui era sicuro di cos’era
ma non lo diceva a nessuno.

Per il nonno, che fosse una femmina
o che fosse un maschio,
era soltanto un altro essere umano,
carne della sua carne.

Roldano 11/01/2010